L’esperienza sensoriale della Valpolicella e del suo vino “scappato via”

Per i viaggiatori buongustai, ci sono regioni d’Italia che risvegliano i sensi già con il loro nome. Una di queste è la Valpolicella, una continua esperienza sensoriale in un territorio del Veneto in cui il vigneto regna sovrano, e gli uvaggi sono il tesoro di una tradizione millenaria, coltivata con passione. La cultura del vino veneto è anche quella che non si accontenta mai, e che nella tradizione cerca le risorse per un continuo miglioramento, una costante ricerca del meglio.

Corvina veronese, Corvinone, Rondinella ed altre uve locali sono gli uvaggi più diffusi di questo territorio e anche nel “disciplinare” (l’insieme di norme che regolano la produzione vitivinicola internamente alle denominazioni di origine) dell’Amarone, uno dei vini tipici della regione, DOCG dal 2019 e proprio al centro di una continua raffinazione ad opera delle cantine di Valpolicella.

Il Recioto “Scappato Via”

Però, a dar retta alla tradizione, non fu la ricerca, bensì un errore irrecuperabile a dare origine all’Amarone. Il quale nome deriverebbe dall’escalmazione di tal Adelino Lucchese, capo della cantina sociale della Valpolicella, all’assaggio di un Recioto dimenticato. Il Recioto, vino dolce passito prodotto nel territorio, sarebbe scappato via, scapà, ai vinicoltori, che avrebbero lasciato andare troppo oltre la fermentazione. Lucchese si stupì quando, circa due anni dopo, assaggiando questo vino sbagliato e poi dimenticato in cantina, e aspettandosi un sapore amaro invece che dolce, avrebbe detto “questo non è amaro, è amarone!”.

Difficile sapere se la storia sia vera o se i veneti vogliano dare una nota di colore, peccando di falsa modestia, a una delle invenzioni della vinificazione in cantina più riusciti. Ancora oggi, la variabilità delle percentuali di uvaggio della DOCG (sempre nei limiti indicati dal disciplinare) è al centro di una continua sperimentazione di questo vino piuttosto giovane: l’esclamazione del Lucchesi risale al 1936.

Esperienza Sensoriale di Degustazione dell’Amarone

Degustazione dell'Amarone "cieca".
Esperienza sensoriale “cieca” di degustazione dell’Amarone.

Ma tant’è, la storia di Adelino Lucchesi è spesso un allegro racconto che accompagna l’inizio dell’esperienza sensoriale paradisiaca di degustazione del vino Amarone e che i 15-16 gradi facilmente portano all’oblio, lasciando spazio alla superba complessità di aromi e sensazioni  al palato. L’enologo spiega che sono le note di ciliegia, amarena, mora, caffé, cioccolato, un mix fruttato e speziato unico. Gli amanti del vino meno esperti pensano alle verdi colline della Valpolicella, ai colori luminosi e alle emozioni genuine della campagna, all’allegra compagnia dei veneti e della loro inconfondibile parlata.

A Verona, un’esperienza di degustazione “cieca” insegna proprio a scoprire gli aromi, dapprima imparando a riconoscerli racchiusi in una scatola, e poi assaggiando il vino Amarone. Un mix di sorpresa, scoperta, curiosità e gioia accompagnati da un sommelier locale è al centro di questo viaggio sensoriale.

Perdersi nelle dolci colline e cantine della Valpolicella

Degustazione di Amarone in vigneto
Degustazione di Amarone in vigneto

La Valpolicella è tradizionalmente divisa in tre aree, la più nota è probabilmente la Valpolicella Classica, composta da cinque vallate, ben distinguibili grazie ai corsi dei progni, piccoli fiumi che hanno la loro sorgente nei Monti Lessini e le caratteristiche dei territorio. Si va dai vigneti alti sui colli della mite Valle di Sant’Ambrogio, esposta al clima del garda, a San Pietro in Cariano, che delimita l’area classica con il fiume Adige ed è prevalentemente pianeggiante, di origine alluvionale. Correnti fresche caratterizzano la Valle di Marano, a nord, con i vigneti che cercano sempre l’esposizione a sud, raramente trovata dalla valle più chiusa di Negrar, quella meno esposta al clima gardano.
Nella Valpantina, al centro della Valpolicella con vallate profonde, dominano gli ulivi e i terreni coltivati e nella valle del DOC, che sebbene sia dedita alla produzione di vini solo dagli anni ’70, è ora di primaria importanza nelle sue valli di Mezzane, Illasi e Cazzano di Tramigna.